Critics

DIEGO NOCELLA E LE RAGIONI DELL'ESPRESSIONE, testo critico di Robertomaria Siena, storico, critico d'arte e prof. emerito

 
                                     << vi è più ragione nel tuo corpo che
                                   nelle tua migliore sapienza>>

                                                                            F. Nietzsche

 

Diego Nocella dichiara a voce alta di essere un  “Neoespressionista”; si chiede cosa significhi essere “espressionisti” agli inizi del Ventunesimo Secolo. Si chiede ancora se ci sia poi tanta differenza fra l’autoritarismo della Germania prussianizzata del 1905 e l’Europa di oggi dominata dalla dittature barbara del turbocapitalismo. Risponde che non c’è molta differenza, e che dunque l’urlo può essere ancora una forma d’arte; urla per tanto Lo Schiavo ed urla anche Saturno nel momento in cui divora i propri figli, ( Saturno). De Anima vede invece un narciso ripiegato su se stesso a cui però rimangono sconosciute le delicatezze del Simbolismo. Dunque tutta la pittura di Nocella è segnata dall’evidenza della materia, dalla defigurazione, spesso da una sintesi “sgraziata” che definisce bene come l’esistenza sia, per il pittore, difficoltà, alienazione, patimento, furore. Detto questo però, al di fuori della pittura nulla salus; da qui la polemica del giovane artista nei confronti delle Neoavanguardie.
                              Già alla fine degli Anni Settanta, Achille Bonito Oliva accusava le Neoavanguardie di “calvinismo”; per Nocella ciò che era vero ieri è vero anche oggi; allo “spirito anestetizzato” di tutta l’aria concettuale, oppone infatti il calore della pittura, una pittura, come dicevamo, calda, corporea, nemica di ogni forma di angelismo. La pittura è destinata a durare? Nocella non si pone minimamente un tale problema; qui ed ora dipinge sostenendo che essendo l’uomo corpo, la pittura, con la sua fisicità, è destinata alla stessa vita del corpo-esistenza. E veniamo al rapporto che il pittore stabilisce oggettivamente con Leopardi.
                               Se la vita è male e l’arte è urlo, che senso ha la vita stessa? Il nostro giunge alle stesse conclusione del poeta-filosofo di Recanati. La pittura(come la poesia) fa accadere; ciò che accade è sostanzialmente il nulla; ora la pittura canta il nulla. Svelandolo però lo trattiene e trattenendolo lo domina. La pittura dunque (sempre come la poesia) vince l’orrore per il fatto stesso che lo esprime. E’ questo il massimo di salvezza che Diego Nocella ci garantisce. Non crediamo sia poco.

 

 

- Virginia Zeqireya, curatrice della mostra "DIRTY FACE", 2015, mostra personale presso la Tevere Art Gallery, Roma

La biografia di Diego Nocella fa ben comprendere la professionalità e l’approfondito studio che si cela dietro la sua carriera. Ma all’interno della sua arte c’è molto di più di semplice studio e applicazione accademica, c’è l’autore stesso. I corpi, i ritratti e gli autoritratti di Diego sono prima di tutto una personalissima interpretazione del mondo e di se stesso. Ogni aspetto della sua vita si legge tra i suoi colori, parlare con l’artista è stato come scoprire quanto di lui fosse presente nella sua arte e quanto l’arte servisse a lui per riappropriarsi e pacificarsi con una realtà percepita come malata ed imperfetta.
Questo drammatico approccio al reale si materializza in corpi sfigurati, in forme sgraziate e colori “sporchi” come sottolinea lo stesso autore, senza mai scivolare nel puro concetto o nell’astrattismo.
Andare ad incontrare Diego nell’angolo di casa sua dedicato alla creazione, mi ha paradossalmente trasmesso vibrazioni positive, dico paradossalmente perché nonostante quella “dolente flagranza” dell’esistenza presa in considerazione dalla sua arte, lo spirito dell’autore mi è sembrato vibrare di ironia, forse una pessimistica ironia, ma che di certo si legge bene nei suoi dipinti, nei suoi colori ricchi e nelle composizioni bizzarre, non a caso molte delle sue opere hanno titoli accattivanti ed ironici che mi danno ragione.