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Tra le arti ho scelto la pittura e mi faccio molte domande, non solo su cosa fare, ma anche sul perché debba essere fatto. "TUTTO IL CONTRARIO DI TUTTO" (cit.), mi rivedo in queste poche parole, ripetute al tempo da Robertomaria Siena (prof. emerito), per la quantità e la qualità degli argomenti presenti nella storia dell'arte; talvolta infatti mi sento in contraddizione con le realtà esterne e/o con me stesso. Senz'altro la pittura è un mezzo grazie al quale posso riflettere ed esprimere ciò che penso della vita e dell’arte stessa, del rapporto dell’individuo con la verità, (spesso non legata alla realtà delle cose), con il proprio pensiero, con il suo inserimento nella vita di tutti i giorni. In gioventù è stata la poesia a darmi quegli input di evasione che cercavo, ma le parole, benché nella mia testa prendessero forma, non bastavano; dentro di me ero in cerca di un rapporto che non solo coinvolgesse il mio spirito ma che mettesse in moto il mio intero corpo in modo cruento, forte e dinamico. Raccontare (o quantomeno provarci) quanto l’uomo in realtà fosse fragile, di come egli combatta ogni giorno contro se stesso e gli eventi che vivendo inevitabilmente vanno affrontati. La mia città d'origine è stata un punto di partenza, (ovviamente non per mia scelta, ma così che è stato!); il modo in cui Napoli mi ha educato a vedere e a respirare è esattamente l’intreccio tra la tecnica e il pensiero da cui faccio crescere e maturare il lavoro, e nonostante i miei numerosi spostamenti, la traccia che mi porto dentro permane e mi proietta il più delle volte all’essenza e alla sintesi delle cose, non in maniera fredda ma “viscerale”, in un fuoco che arde da dentro. Vivere e crescere a N. (almeno per me) non è stato affatto facile, tra meraviglie senza tempo ma anche drammi che non l’abbandonano; costretto a sopravvivere “gettato in strada” ero attore e spettatore di una realtà diversa da quella che mi avevano insegnato, ho dovuto abituarmi e “guardare oltre” anche a rischio di fare scelte sbagliate. Ed è così che ho trascorso la mia adolescenza, che ad oggi penso sia stata sicuramente il periodo più complicato. Ora le mie consapevolezze sono maggiori, ad oggi ho scelto l’arte come mezzo educativo non solo per raccontare me stesso (di persona non sarebbe uguale), ma forse perché, dopo tutta una serie di eventi, sono arrivato a “lei” per una necessità; oltre al grande desiderio di conoscere la storia e gli eventi che hanno portato i Maestri ad intervenire in un certo modo, prendendo scelte e decisioni che hanno catapultato le arti su una percezione del tutto diversa che oggi sembra scontata. Il mio rapporto con la pittura è controverso, le ricerche che affronto variano dallo stile alla tecnica; vi sono elementi che preferisco in alcuni casi ed altri che prediligo in situazioni emotive diverse; momenti in cui rifletto e mi soffermo sulla figura “singola” intesa come autoritratto/ritratto aureo dell’individuo ed altri invece dove porto fuori l’elemento viscerale da dove nasce il mio lavoro. Quest’ultimo è un elemento molto più presente rispetto al primo e comunque ambedue si offrono alla nascita, si spera, di forme che si allontanano completamente dai dettagli realistici e dalle diverse effusioni creative che si possono collegare quasi per gioco alla pittura; ciò che vorrei è dare forma ad ambientazioni e personaggi inesistenti, un flusso di energia benigna o maligna che sovrasta la materia, una verità che si nasconde ambigua dietro le maschere della società. Il malessere è il male, il male è malessere, il malessere è fragilità, la fragilità è il bene; tutto ciò si nutre della carne dell’uomo e lo divora dall’interno. Con questo non voglio dire che il male prevalga sul bene, ma credo nell’uno come nell’altro; quindi provo a prendermi gioco di entrambi, toccando elementi che io stesso nella realtà celo dietro comportamenti e o atteggiamenti. Nell’arte posso essere me stesso, anzi, devo essere me stesso, senza dovermi preoccupare del giudizio o il pregiudizio altrui, posso essere ironico, offensivo, fragile, duro, forte … perché è ciò che sono, perché non sono sempre ciò che sembro. La pittura diventa un viaggio, per mostrare a chi vuole osservare, parlare a chi mi vuole ascoltare. Se dovessi chiedere a me stesso cos’è per me...non saprei...come potrei spiegare perché si ama o si sceglie qualcosa, istinto/vocazione o ambedue le cose, il desiderio di raccontarmi è così forte che per mia fortuna o mi si ama o mi si odia.
DN