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Non amo particolarmente dipingere o disegnare dal vero, ritratti, paesaggi, punto, linea ... adoro cambiare, non essere riconoscibile, sentirmi libero tra le mie idee, tra il figurativo o l'astratto e/o altro, la ricerca di materiali, tecniche, tra colori e i supporti, forme non più forme, visioni indefinite, ironiche ambientazioni rosso sangue, anime sfatte, corpi esplosi-vi, implosioni invisibili dell'essere.
Le tematiche che affronto appaiono molteplici, confusionali (talvolta per scelta), al contrario invece sono ben definite; ciò che m'interessa è la condizione umana, il rapporto dell'ESSERE (sottosopra) con la vita di tutti i giorni, una vita passata tra ricchezze e povertà socio-culturali, tra eventi spirituali (immateriali) e terreni.
Spesso immagino l'individuo (come una carcassa) gettato nel mondo, solo e da solo vive o sopravvive (non tutto è come spesso ci appare) e tra una pittura densa, materica, vibrante, viaggiano questi miei pensieri, tormentati/dolenti/terrorizzati ... mentre la forza del colore, in un miscuglio di desiderio/sogno e strategia, racconta la vita (o almeno ci prova) ... dimenticavo ... burlandosi anche un pò del tutto; siamo spugne di ciò che ci accade, dalle informazioni che prendiamo, da ciò che vediamo, inconsciamente o volutamente diventano forma e pensiero.
E. Vedova, il guppo dei CoBrA, J. Pollock, A. Burri, questi solo alcuni dei maestri per me fondamentali, guardo il loro mestiere, è energia, felicità, disperazione, follia, morte, VITA; dunque non so guardare una schiena nuda restando quieto, o una mano, un piede, non m'interessa se il profilo di un volto riporta al vero ed il corpo è in armonia, in una perfetta “ossessione” ... il tempo scorre in fretta ... dunque via i particolari -nel mio caso-, sono una perdita di tempo, voglio vuotare l'anima e riempirla, scombinare tutto e ricomporre di nuovo, mi voglio sporcare le mani ed il volto, voglio-voglio voglio ... o semplicemente ridere di me stesso, essere vero, sincero e senza sotterfugi.