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Quando discuto d’arte avverto dentro un senso di vuoto dove puntualmente mi perdo, vivendo spesso in contraddizione con me stesso e i miei interlocutori.
Per me è difficile dovermi collocare in un tempo o in uno spazio; spesso rifletto a ciò che i grandi Maestri ci hanno lasciato, ad oggi macchie indelebili, che io stesso provo ad affibbiarmi per deformazione professionale, anche perchè le domande son quelle...cosa fai?...dipingi!?...sei figurativo?...ancora ti occupi di pittura?...etc..
Chi come il sottoscritto ha deciso di scegliere fra tutte le arti la pittura, va ponendosi molte domande non solo su cosa sia giusto fare, ma anche sul perché ciò debba essere fatto.
La pittura infatti è un veicolo che utilizzo per esternare ciò che penso della vita e dell arte stessa, del rapporto dell individuo con la verità (spesso non legata alla realtà delle cose), il proprio pensiero e il suo inserimento nella vita di tutti i giorni.
In gioventù fù la poesia...ma le parole benché nella mia testa prendessero forma non erano abbastanza; dentro di me ero in cerca di un rapporto che non solo coinvolgesse il mio spirito ma che mettesse in moto il mio intero corpo in modo forte e dinamico.
Ciò che vorrei è mostrare non solo quanto l’uomo in realtà sia fragile, ma anche di come egli combatta ogni giorno contro se stesso e i gli eventi che è costretto ad affrontare.
Le mie origini sono state un punto di partenza, non per mia scelta, ma così che è stato!...Napoli mi ha educato a vedere e a respirare; è esattamente l’intreccio tra la tecnica e il pensiero da dove nasce ogni mio lavoro, nonostante i numerosi spostamenti, la traccia che porto dentro è permanente e mi proietta il più delle volte all’essenza e alla sintesi delle cose, non in maniera fredda però, ma calda, in un fuoco che arde.
Oggi le mie consapevolezze sono maggiori, ho scelto l’arte come mezzo educativo non solo per raccontare me stesso senza mezzi termini (di persona non sarebbe lo stesso), ma forse perché dopo tutta una serie di eventi sono arrivato a “lei” per una necessità; oltre al grande desiderio di conoscere la storia e i suoi grandi interpreti.
Il mio rapporto con la pittura è controverso, le ricerche che affronto variano dallo stile alla tecnica; vi sono elementi che preferisco in alcuni periodi ed altri che prediligo in situazioni emotive diverse; momenti in cui rifletto e mi soffermo sulla figura singola intesa come autoritratto/ritratto aureo dell’individuo ed altri invece dove porto fuori l’elemento viscerale da dove, a mio avviso, nasce l’opera.
Quest’ultimo è un elemento più presente rispetto al primo e in entrambi i casi cerco di allontanarmi il più possibile da tutti quei dettagli realistici e dalle diverse effusioni creative che si collegano (come un gioco) alla pittura; ciò che intendo fare è dare forma ad ambientazioni e personaggi inesistenti in natura, come in un flusso di energia sopra la materia.
Il malessere è il male, il male è malessere, il malessere è fragilità, la fragilità è il bene; tutto ciò si nutre della carne dell’uomo e lo divora dall’interno.
Con questo non voglio dire che il male prevalga sul bene, ma credo sia nell’uno che nell’altro, quindi provo a mettermi al gioco di entrambi, toccando elementi che io stesso nella realtà nascondo dietro comportamenti e o atteggiamenti.
Nell’arte (finalmente) posso essere me stesso, anzi, devo essere me stesso, senza dovermi preoccupare del giudizio o il pregiudizio altrui, posso essere ironico, offensivo, fragile, duro, forte … perché è ciò che sono, perché non sono sempre ciò che sembro.
Fare arte dunque diventa per me un viaggio, un mezzo per raccontare a chi vuole osservare, parlare a chi mi vuole ascoltare...come si fa a dire perché si ama e si sceglie una cosa!...il desiderio di raccontarmi è forte e non vuole sentire ragioni; per mia fortuna o mi si ama o mi si odia, e questo è di gran lunga la cosa che preferisco.


06/12/2014
Diego Nocella